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H.R. 2.0 - Come i nuovi media e l'enterprise 2.0 modificano le logiche delle risorse umane in azienda

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Condivido l'eccellente video di Emanuele Quintarelli dedicato allo speech che ha tenuto a Parma.

 
 
I processi iniziati dal 2.0, non si riflettono solo a livello di gestione della conoscenza, risorse economiche e tecnologia. Le trasformazioni si riflettono anche - e sopratutto - a livello di risorse umane.
E' necessario quindi (per la formazione del domani e le aziende di oggi) prestare attenzione ad alcuni punti chiave: 
  • Aumento della consapevolezza circa le proprie risorse e i propri obiettivi
  • Migliorare la cultura aziendale
  • Creare Comunità di Pratiche (Wegner) degne di tale nome
  • Investire nelle persone
  • Investire nella conoscenza e nei nuovi processi di gestione e dei modelli di lavoro
  • Investire nelle nuove tecnologie 
  • Coinvolgere 
Ipotizzando uno slogan che potrebbe piacere tanto oltreoceano: Conoscere, Coinvolgere, Crescere
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Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Febbraio 2010 11:34
 

Augmented Education/Learning: applicare la realtà aumentata all'educazione e alla formazione

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Il concetto di realtà aumentata (in inglese Augmented Reality viene derivato secondo Riva [2008] dagli studi di Milgram e Kishino sulla realtà mista: tale realtà è definita come la fusione di mondi reali e virtuali in modo che entrambi vengano percepiti dall'attore all'interno dello stesso campo visivo.
Un tipico esempio è proprio oggetto del nostro post: l'AR.
In questo contesto l'utente che interagisce con un ambiente reale può visualizzare - contemporaneamente - un ambiente virtuale che lo supporti nell'interazione (Riva, 2008).
Le applicazioni odierne del'AR sono legate ad aspetti militari, o di medicina; ma cominciano a trovare spazio anche applicazioni legate al marketing e all'ambito della psicologia della comunicazione.

Questo video ne illustra molto bene uno dei possibili funzionamenti




La direzione verso cui si evolvono le interfacce attuali è quella della trasparenza tecnologica, dove il medium , cioè, risulta sempre più invisibile all'utenza finale utilizzatrice.
In tal senso si muovono le interfacce che sfruttano le metafore del sistema intuitivo (e.g. iPhone) o quelle che cercano di essere più trasparenti possibili.
Questo per cercare di elevare al massimo il livello di Presenza e Presenza Sociale all'interno dell'azione dell'individuo che cerca di attuare le proprie intenzioni.
Definiamo un attimo meglio questi due concetti (Riva, 2008):

 

  • Presenza: intesa come la sensazione di trovarsi (essere) in un ambiente, virtuale o reale, data dalla capacità di mettere in atto le proprie intenzioni sulla base di ciò che l'ambiente offre (affordance)
  • Presenza Sociale: intesa come la sensazione di essere in un ambiente con altre persone, di riuscire quindi a riconoscere le intenzioni che gli altri mettono in atto. 

In questo senso l'AR (o hyper reality, o mixed reality o anche 360° reality) potrebbe risultare davvero efficace per la sua capacità (laddove fosse opportunamente utilizzata) di utilizzare schemi di riferimenti già insiti nel sistema cognitivo di ognuno di noi.
La visualizzazione dei dati con semplici occhiali da AR o il browser mobile di uno dei nostri telefonini potrebbe rappresentare una buona frontiera per muovere la tecnologia verso questi punti fermi.

L'interesse innovativo e applicativo di questa tecnologia è enorme. 

Personalmente intravedo alcune linee di sviluppo del medium: 

  • Advertising
  • Informational
  • Educational

Ed è proprio sull'ultima area che penso che l'AR possa rappresentare un potenziale valore aggiunto. 
Nello specifico penso si debbano valutare alcuni aspetti specifici: 

  • In che modo l'AR influenza i processi cognitivi, in particolare quelli connessi alle dinamiche di apprendimento.
  • Verificare se l'AR sia un possibile valore aggiunto alla didattica.
  • Verificare in che modo l'AR - concretamente impiegata - modifichi i processi di apprendimento e di insegnamento, sia da parte dei docenti sia da quella dei discenti.
  • Valutare le concezioni implicite ed esplicite dell'apprendimento attraverso AR. 
  • Verificare se l'AR sia utilizzabile come strumento per l'auto-apprendimento individuale e di gruppo.


Nel caso si riesca a dimostrare sperimentalmente che qualcuno di questi aspetti sia realmente efficace in contesti di apprendimenti potremmo essere di fronte a una nuova frontiera della gestione della conoscenza e delle nostre modalità di apprendere da soli e con gli altri (e non penso che le implicazioni di un concetto del genere siano trascurabili)

 

 


 

Riva G, (2008) Psicologia dei nuovi media, il Mulino - Bologna

Anastassova M., Burkhardt J.M (2009), Automotive technicians' training as a community-of-practice: Implications  for the design of an augmented reality teaching aid - Applied Ergonomics 40, pp. 713-721

Blake M.B., Butcher-Green J.D. (2009), Agent-Customized training for human learning performance enhancement - Computers & Education Journal 53, pp 966-976
 

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Utilizzare i social network nella formazione: sfida possibile

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Segnalo l'intervento scritto per la rivista Innov'Azione di Emil Abirascid.

- http://www.lobbyinnovazione.it/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=19&Itemid=6 (PDF)
- http://www.lobbyinnovazione.it/index.php?option=com_content&view=article&id=461%3Autilizzare-i-social-network-nella-formazione-sfida-possibile&catid=18%3Anumero-007&Itemid=30

Sul sito trovate il numero completo della rivista, scaricabile gratuitamente.

 


È possibile che i Social network site (Sns) non siano solo una perdita di tempo? È possibile che Facebook, esempio per eccellenza, non abbia come unico scopo quello di mantenere contatti e relazioni? È possibile impiegare in maniera utile e costruttiva il tempo trascorso negli ambienti virtuali? A giudicare dai risultati della presente ricerca condotta su 320 soggetti frequentatori di reti sociali, la risposta sembra essere affermativa e rivelare, anche, qualche sfumatura interessante.

L’influenza che i Sns esercitano – ed eserciteranno nei prossimi anni – sulla nostra vita quotidiana, oltre a essere assolutamente significativa, tanto da eliminare la passata contraddizione tra ‘virtuale’ e ‘reale’ (come già Pierre Levy aveva teorizzato già nel 1995), si articola su differenti livelli di complessità, comprendendo tutte le dimensioni dell’individuo (linguistica, culturale, politica, economica, sociale, identitaria ecc.). D’altro canto, la psicologia cognitiva ci insegna che le rappresentazioni, più o meno implicite, che le utenze possiedono relativamente a uno specifico strumento sono cruciali nel determinarne l’uso e lo scopo: come a dire che la funzione di uno strumento tecnologico è dettata dall’uso che ne viene fatto. La rete internet, nata originariamente come costola militare, è l’esempio più lampante di questo processo.

La ricerca si è concentrata su tre dimensioni specifiche: una prima legata alla comprensione più approfondita (che prendesse le mosse dalla letteratura presente sull’argomento) del pubblico che frequenta abitualmente i Sns definendone abitudini d’uso, auto-attribuzioni ed eventuali caratteristiche sociali e cognitive specifiche; una seconda dedicata ad analizzare le loro rappresentazioni in materia di apprendimento; e l’ultima, la più specifica, indirizzata a indagare la possibilità di configurare tali ambienti virtuali come spazi deputati all’apprendimento. Si è voluto procedere erogando due differenti questionari in due diverse versioni linguistiche ai quali hanno partecipato 320 soggetti. Il tutto in modalità online per coerenza e validità ecologica con i temi studiati.

I dati che emergono testimoniano la possibilità di impiegare tali piattaforme come strumenti adatti per l’apprendimento, soprattutto valorizzando gli aspetti di condivisone e co-costruzione di significati che vengono facilitati da questi strumenti. I Sns sarebbero particolarmente adatti per scambiarsi idee, esperienze, opinioni, imparare le lingue e per valorizzare il cosiddetto peer-learning, discostandosi da una didattica tradizionale che vede nel docente ‘colui che sa’ e nel discente ‘colui che non sa’. Attraverso questi ambienti sarebbe, infatti, possibile abbattere costi di connessione, di contatto e di scambio tra le persone. Tra gli aspetti negativi le utenze sottolineano soprattutto le note tematiche: privacy, perdita di controllo sul proprio lavoro e sicurezza.

La ricerca si è altresì concentrata nell’analisi di un’applicazione specifica: Teach the people (Ttp) attraverso alcune interviste semi-strutturate a utenze che hanno impiegato concretamente l’applicazione. Ttp funziona in maniera analoga alle tradizionali piattaforme di e-learning, permettendo di creare forum, chat, caricare documenti, materiali, effettuare valutazioni, impostare permessi di accesso ecc... La differenza sostanziale è legata alla praticità e alla convenienza: Ttp si integra in maniera perfetta con il nostro profilo Facebook, abbattendo qualunque costo di configurazione e di predisposizione della piattaforma e riducendo notevolmente le necessità di educare le utenze all’uso dello strumento (le logiche di fondo, essendo legate al noto Sns, sono intuitive e immediate).

Va rilevato anche che la ricerca ha fatto emergere come accanto a questi aspetti d’innovazione e progresso emergono ancora visioni dell’apprendimento tradizionali che insistono sulla valorizzazione delle dinamiche classiche: il che ci porta a riflettere sulla necessità di muoversi sempre a due livelli d’intervento (qualora si voglia procedere nella in questa direzione), la prima rivolta alla tecnologia e la seconda alle persone, in modo che sia possibile elaborare un progetto in grado di essere veramente innovativo. Senza tale duplice lavoro la semplice tecnologia riuscirebbe difficilmente a modificare le attuali condizioni.

Va da sé che le implicazioni di un processo come quello riportato sono elevatissime: non solo a livello di ricerca accademica o di applicazioni scolastiche ed educative, ma anche, e soprattutto, per le aziende che intendano investire in questo settore.

Da parte degli educatori e dei discenti che verrebbero coinvolti direttamente nel processo sono sicuramente richieste alcune abilità superiori rispetto a quelle legate alle logiche tradizionali: è necessario considerare tali strumenti come uno strumento e non come il fine da raggiungere. Se ci si muove con questa visione di fondo sarà possibile ricavare grossi vantaggi dall’applicazione concreta dei temi studiati.

La vera sfida del futuro consiste nel fare tesoro delle parole del sociologo Manuel Castells: “non esistono rivoluzioni tecnologiche senza trasformazioni culturali”, consapevoli di come educatori, formatori, innovatori, ma anche solo semplicemente coloro che volessero assecondare il progresso senza esserne travolti, non debbano smettere mai di aggiornarsi, informarsi e documentarsi sviluppando e facendo sviluppare agli altri quel senso critico che rende possibile un uso adeguato di qualunque strumento.

Senza tale lavoro qualunque potenziale utilizzo proficuo dei SNS sarebbe assolutamente impensabile.


 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Febbraio 2010 18:07
 

Green Web e Green ICT: innovare in modo eco-sostenibile

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Ecco finalmente il video integrale di GreenICT e Web direttamente alla Top-IX Conference
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Social Media ROI: i media sociali migliorano il marketing?

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Qual è il ritorno economico degli investimenti di tempo e risorse spesi sui Social Media? Facebook e gli altri funzionano davvero per il marketing management e per le nuove logiche di business?
A giudicare dal video pare proprio di si: a patto - ovviamente - che siano usati in maniera intelligente.
Come dice Gianluca Diegoli di MiniMarketing: "semplicemente aggiungere una spruzzatina di 'social-media' non servirà a nulla, se poi utilizzate lo stesso schema mentale e le metriche del vecchio marketing pubblicitario"
 
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